46^ 24 Heures du Mans (1978)

Dopo due sfortunati tentativi, andati entrambi a vuoto a causa di cedimenti meccanici di varia natura, Renault Sport si ripresenta per la terza volta al via della 24 Ore di Le Mans con un obbiettivo ben chiaro: vincere davanti a decine di migliaia di spettatori la corsa automobilistica di durata più famosa al mondo, assicurandosi così un sicuro e redditizio ritorno di immagine. La casa francese, ormai al crepuscolo del suo programma con le vetture sport prototipo, porta in pista ben tre Alpine Renault A442, affiancate dalla nuova A443, più potente di una ventina di cavalli grazie all’aumento della cilindrata da 1996 a 2138 cc, nonché migliorata sotto il punto di vista aerodinamico.
Contrapposta alla squadra guidata da Gérard Larrousse, l’armata Porsche schiera invece una 936/77 e due 936/78, la cui più grossa novità sotto il profilo tecnico è sicuramente rappresentata dall’adozione del nuovo motore tipo 935/73, dotato di due turbocompressori KKK e capace di sviluppare una potenza massima di circa 580 CV a 9000 giri/min.
Forte del secondo posto assoluto conquistato nel 1977, il team statunitense Grand Touring Cars Inc. si candica al ruolo di principale outsider nella lotta alle posizioni di vertice; mentre per Alain de Cadenet, afflitto da alcuni problemi finanziari a causa della carenza di sponsor, sarebbe già un successo vedere le sue vetture tagliare il traguardo nelle posizioni di rincalzo.

Per quanto riguarda le vetture derivate dalla serie, riflettori puntati sulla mostruosa e controversa Porsche 935/78, soprannominata “Moby Dick”, schierata dal team ufficiale della casa di Stoccarda con lo scopo di verificare quanto siano ampi i margini di sviluppo delle auto di Gruppo 5, potenzialmente in grado di avvicinare i tempi sul giro realizzati dalle vetture sport. Decisamente più veloce rispetto alle 935 convenzionali, la “Moby Dick” del Martini Racing Porsche System sembrerebbe avere tutte le carte in regola per dominare la propria classe, lasciando tuttavia spazio all’atteso confronto tra le 935 Gruppo 5 dei team privati e quelle della categoria IMSA, più leggere rispetto alle sorelle europee nonché autorizzate dal regolamento ad utilizzare pneumatici posteriori di maggiore larghezza. Rimanendo nell’ambito delle vetture Gran Turismo ma passando alle meno estreme auto di Gruppo 4, la sfida per la vittoria di classe sarà anche in questo caso un affare riservato alle coupé di Stoccarda, con le 934 favorite sulla carta rispetto alle 911 Carrera per via della maggior potenza sviluppata dal propulsore sovralimentato.
Confronto tutto francese invece per il primato in classe GTP, con la debuttante Rondeau M378 pronta a dare battaglia alla Inaltera LM del team André Chevalley Racing e alle tre WM motorizzate Peugeot. Mentre tra le vetture di Gruppo 6 di cilindrata inferiore ai 2000 cc, candidate ad un ruolo di comprimarie, sono gli inglesi a fare la voce grossa: ben nutrita è infatti la compagine di Lola e Chevron iscritte alla corsa che, con buona probabilità, andranno a giocarsi il primato di classe contro due vetture agili, veloci e dalle buoni doti telaistiche, entrambe motorizzate BMW: l’Osella PA6 del team BMW Great Britain with Toleman Delivery e la Sauber C5 della PP Sauber AG, piccola realtà svizzera in costante crescita sia dal punto di vista sportivo, sia dal punto di vista tecnico.

La sfida per il successo assoluto nella 46^ edizione della 24 Heures du Mans sembrerebbe essere quindi tutta racchiusa nell’atteso duello tra Porsche, favorita sulla carta dall’aver vinto con la collaudata 936 sia nel 1976 che nel 1977, e Alpine Renault, più che mai decisa ad archiviare con successo il suo programma sportivo nelle gare di durata, per potersi poi concentrare sui Gran Premi di Formula 1. In una corsa di durata come la 24 Ore di Le Mans, dove oltre alle pure prestazioni e alla velocità contano molto l’affidabilità e la strategia di gara, tutto può comunque succedere, compreso l’imprevisto…l’importante è non farsi mai cogliere impreparati!


Indice pagina

           


Elenco iscritti

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Numero di equipaggi iscritti all’evento: 67

Sulla base delle 75 richieste di iscrizione, vengono selezionate dall’ACO solamente 60 auto, a cui si aggiungono 7 vetture di riserva, contrassegnate nell’elenco dal simbolo ° posto accanto al numero di gara.

Circuito

Ubicazione: Le Mans (  Francia)
Lunghezza del tracciato: 13.640 km
Tipo di circuito: semipermanente
Senso di percorrenza: orario
Numero di curve: 23 (9 a sinistra, 14 a destra)
Circuit Ricardo Tormo

Programma

Gara 

Data Orario Durata
Sabato 10 Giugno 1978 16:00 24 ore

 



Cronaca

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Risultati

 

Qualifiche

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Gara

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Vincitori di classe

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Ritiri

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Indice di efficienza termica (Primi 10 equipaggi classificati)

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L’indice di efficienza termica viene determinato calcolando il rapporto tra il consumo base della vettura in funzione della sua velocità media durante la corsa e il consumo reale dell’auto nel corso della gara.
La velocità media della vettura, espressa in km/h, viene calcolata tenendo conto del tempo trascorso dalla stessa in corsia box per effettuare i rifornimenti di carburante, le sostituzioni degli pneumatici e le eventuali riparazioni degli organi meccanici danneggiati. Il valore ottenuto viene quindi arrotondato per difetto e successivamente utilizzato per la stima del consumo base della vettura secondo la seguente tabella, compilata dall’organizzazione in modo da ottenere valori di riferimento per gli obbiettivi di consumo di tutte le auto in gara.

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Record e curiosità

  • Primo e unico (ad oggi) successo assoluto alla 24 Ore di Le Mans per una vettura costruita da Renault. Dopo la sfortunata edizione 1977, durante la quale tutte le quattro Alpine Renault A442 iscritte alla corsa si vedono costrette al ritiro per il cedimento del motore, la casa di Dieppe decide di rinnovare la fiducia agli uomini del reparto corse capitanati da Gérard Larrousse, tentando così un ultimo assalto al primato nella corsa automobilistica più famosa e prestigiosa di Francia. Una volta centrato l’obbiettivo, i vertici del costruttore d’oltralpe valuteranno quindi di concentrare la maggior parte delle risorse destinate alle competizioni nel programma di sviluppo delle monoposto di Formula 1, mandando così in pensione le vetture sport di Gruppo 6.
  • Per la prima volta nella storia della 24 Ore di Le Mans una vettura francese termina la corsa percorrendo una distanza superiore a 5000 chilometri.
  • Dopo aver fornito le coperture alla Chenard et Walcker Type U 15CV Sport vincitrice nel 1923 della prima edizione della maratona automobilistica francese, Michelin festeggia il suo secondo successo assoluto come fornitore di pneumatici alla 24 Ore di Le Mans.
  • Seconda pole position per Jacky Ickx dopo quella ottenuta nel 1975. Il pilota belga detiene tuttora il record per il numero di pole position alla 24 Ore di Le Mans, addirittura cinque, di cui tre consecutive conquistate a cavallo tra il 1981 e il 1983.
  • Prima vittoria alla 24 Ore di Le Mans per una vettura spinta da un motore 6 cilindri con architettura a V.
  • Rimasto senza uno sponsor capace di coprire le spese di progettazione e costruzione della sua nuova vettura, Alain de Cadenet si vede costretto a vendere buona parte della sua preziosa collezione di francobolli per poter finanziare i suoi programmi sportivi.
  • Le vetture equipaggiate con motore sovralimentato recitano ormai il ruolo di protagoniste anche nelle gare di durata. Le prime otto auto a tagliare il traguardo sono infatti dotate di propulsore turbocompresso.
  • Harvey Ernest Postlethwaite, in quel periodo progettista del team di Formula 1 Walter Wolf Racing, realizza la Ibec P6 prendendo spunto da un’altro suo precedente progetto: la Hesketh 308B, vettura capace di lottare per le posizioni di vertice nel Campionato del Mondo di Formula 1 1975, nonché vincitrice con James Hunt del Gran Premio d’Olanda.
  • Contemporaneamente allo sviluppo della Rondeau M378 e ispirandosi alla Tyrrell P34, Jean Rondeau intraprende lo studio di una nuova vettura, dotata di sei ruote ed equipaggiata con motore Ford Cosworth DFX Turbo. Nonostante l’interesse suscitato l’auto non verrà mai completata.
  • Fermamente decisi a cogliere il terzo successo di fila nella gara di durata più prestigiosa al mondo, gli uomini del reparto corse Porsche si presentano al via con tre 936 Gruppo 6, affiancando ai già esistenti telai 001 e 002 un nuovo telaio, numerato come 003, al suo primo impiego agonistico. Questa vettura, costretta al prematuro abbandono della corsa dopo aver siglato la pole position con Jacky Ickx, avrà comunque modo di rifarsi vincendo la 24 Ore di Le Mans del 1981. Grazie a questo risultato tutti e tre i telai potranno così vantare nel proprio palmarès una vittoria a testa nella corsa francese; rispettivamente: 1976 per il telaio 002, 1977 nel caso del telaio 001 e 1981 per quanto riguarda invece il telaio 003, che risulta al tempo stesso l’ultimo costruito dalla casa tedesca per il suo team ufficiale.

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